E' tutt' altro che facile determinare se la natura si è dimostrata per l'uomo una tenera madre o una spietata matrigna.

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Il Rapporto Stern PDF Stampa E-mail
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Scritto da Jacopo   
mercoledì 14 maggio 2008
Il rapporto Stern, redatto dall'ex dirigente della Banca Mondiale Nicholas Stern, è considerato il primo documento ufficiale di un Governo nazionale che affronti il problema del riscaldamento globale e del conseguente cambiamento climatico con un approccio economico. Il rapporto, commissionato dal governo britannico, è un densissimo studio di 700 pagine, che anche se criticato per le conclusioni proposte ha comunque raggiunto l’obbiettivo di attirare l’attenzione dei media e della popolazione nei confronti del riscaldamento globale come problema economico oltre che socio ambientale. “Stern giunge alla conclusione che si è ancora in tempo per evitare il peggio ma i Governi devono agire al più presto. L’obiettivo dell’economista è stabilizzare le emissioni di Co2 a 500-550 parti per milione rispetto alle attuali 430. A prima vista pare un risultato assai ragionevole, ma il rapporto spiega che per raggiungerlo, da qui al 2050, bisognerà ridurre di tre quarti le emissioni potenziali che si accumulerebbero al ritmo di crescita attuale. Per fare ciò, oltre a ridurre le emissioni di Co2, i Governi dovranno porre al più presto un freno alla deforestazione che pesa per ben il 18% delle emissioni mondiali, più di quanto causato dall’intero sistema dei trasporti.”[1].

 

I costi dovuti al riscaldamento globale suggeriti da Stern sono enormemente maggiori rispetto a quelli ottenuti da altri studi di settore, ad esempio il modello DICE di William Nordhaus e il il 4° Rapporto dell’IPCC, accendendo così tra gli studiosi un interessante e vivace dibattito, che ha avuto il suo fulcro non su questioni economiche o econometriche, ma, bensì, su assunzioni etiche e sociali.
Gli elevati costi derivano dall’assunzione compiuta da Stern per quanto riguarda il tasso di sconto, più in particolare del tasso di preferenza temporale puro che possiamo volgarmente chiamare impazienza.

 

“…gli allarmanti risultati ottenuti nel Rapporto Stern sono dovuti ad … un basso tasso di sconto e ad una bassa avversione all’inegualità, che comportano tassi di interesse e tassi di ritorno del capitale fortemente diversi dai reali valori di mercato.”[2]

 

Il dibattito riguardo la scelta del tasso di sconto è uno dei più aperti e controversi da decine di anni, al quale hanno partecipato i più illustri economisti al mondo. Le crescenti problematiche ambientali degli ultimi anni hanno certamente rinvigorito tale disputa. Nel 1995 K. J. Arrow, lavorando al secondo rapporto di analisi dell’IPCC, distinse due approcci fondamentali nella scelta del tasso di sconto, un approccio prescrittivo o etico, ed un approccio descrittivo o del costo opportunità del capitale.

Il Rapporto Stern ed altre analisi economiche si basano su di un approccio etico, per cui, tutte le generazioni presenti e future devono essere trattate nello stesso modo senza favorire la generazione presente soltanto in quanto “nata prima”.

Stern, attraverso una dimostrazione molto accademica e poco reale, giunge alla conclusione, eticamente indiscutibile, che la nostra impazienza dovrebbe essere presso che zero, e questo significa che le generazioni presenti hanno per cosi dire lo stesso peso delle generazioni future nella gestione delle risorse e del pianeta.

Contrariamente, i sostenitori dell’approccio descrittivo o del costo opportunità del capitale affermano che nella valutazione di investimenti pubblici si debba utilizzare un tasso di interesse ricavato dall’osservazione dei tassi di interesse dei mercati privati. In particolare che il tasso di ritorno sia equiparato al tasso di rendimento del miglior investimento con rischio equivalente che risulta spiazzato dal particolare progetto che si decide di intraprendere.

La giustificazione è data dal fatto che sembra ragionevole pretendere che  l’investimento intrapreso fornisca un rendimento almeno pari a quello che risulta spiazzato dal particolare progetto.

Dal nostro punto di vista, in un ottica di sostenibilità, ed in un contesto di incertezza riteniamo che la scelta del tasso di sconto debba essere più vicina ad un approccio etico che non del capitale.

Per chi volesse leggere l’intero rapporto è scaricabile qui.



[1] Il sole 24 ore.

[2] William Nordhaus; Critical Assumptions in the Stern Review on Climate Change; 13,luglio2007.

 

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